Altercodex srl è stata fondata da Massimo Portolani, che ne è anche l'amministratore, con l'obiettivo di proporre a clienti italiani ed esteri le capacità accumulate in oltre 40 anni di attività nel settore della progettazione elettronica. Anche oggi, il coordinamento completo e anche parte della progettazione è svolta dal fondatore, che si avvale di specialisti di settore. Contattateci.


massimo portolani


Sono Massimo Portolani, ho iniziato ad interessarmi all'elettronica come hobbista a 12 anni, costruendo ricevitori radio, tecnicamente semplici ma efficaci per quei tempi senza digitale e con trasmissioni in chiaro. Si poteva ascoltare la polizia, le comunicazioni fra aereo e torre di controllo, tutte le trasmissioni da pochi Mhz, fino a oltre 300 Mhz, semplicemente cambiando una bobina e utilizzando un condensatore variabile per la sintonia. Ho costruito alcuni di questi dispositivi che vendevo ai miei amici, e poi amplificatori audio, ricetrasmettitori CB, Oscilloscopi e tante altre cose. Il mio ingresso nel modo dell'elettronica professionale è iniziato a 18 anni, quando mi hanno chiesto di tradurre il libro Video Game Logic. Si trattava di logica TTL e, per me che ero abituato alla radiofrequenza, che può essere a volte veramente frustrante (basta una pista o filo messi male e non funziona nulla), l'intravedere la prevedibilità dell'elettronica digitale fu una grande scoperta. Continuai con passione a studiare i primi microprocessori, in particolare il 6502, che era utilizzato in parecchi giochi video (Atari Sprint 2 e Break Out per esempio) e anche nell'Apple II, che era uno dei primi computer che si trovavano allora, insieme al Commodore PET. Ricordo che c'era una certa somiglianza fra la mother-board di Apple II e i giochi dove avevo visto usare il 6502 e non mi stupii più di tanto quando seppi che il Break-Out l'aveva progettato Steve Wozniak, co-fondatore di Apple e progettista di Apple II. Il settore dei giochi ha promosso lo sviluppo di tecnologie innovative prima che queste venissero applicate in ambienti più 'normali'. Anch'io ho iniziato in quel settore realizzando una scheda con display a 7 segmenti e suoni elettronici che doveva andare a trasformare i flipper meccanici in flipper elettronici, come quelli che iniziavano ad arrivare da case americane quali William e Bally. Per questo progetto utilizzai, ovviamente, il 6502. Disegnai lo schema a mano e realizzai lo stampato con i trasferibili della Mecanorma. Un lavoro infinito, durato parecchi giorni. Il software lo si scriveva prima in linguaggio macchina e poi in una sorta di codice un pò più semplice, ma che comunque richiedeva di calcolarsi i branch a mano. Tutto un altro mondo. Quella era l'elettronica di inizio anni 80, quando c'era il CP/M e non MS-DOS, si usavano computer con 160k di floppy disk e 64K di memoria. Non esisteva ancora il PC IBM.
Nel 1981 fondai una ditta che, con alcuni cambiamenti, continuo ad amministrare ancora oggi: si chiamava Digital Portrait Systems, e adesso, in seguito a una fusione, DPS-Promatic. Con questa ditta ho realizzato parecchi prodotti, nel settore dell'amusement, come ad esempio la Bocca della Verità, nel settore del medicale, con oltre 10 modelli di pesapersone a moneta e più di 5 misuratori di pressione. Il primo prodotto è stata una macchina che digitalizzava il segnale della telecamera e lo stampava con una stampante ad aghi, prima in bianco/nero e poi a colori. Stampavamo poster tipo Wanted o calendari, erano macchine di successo, anche perché non esisteva la fotografia digitale e la gente rimaneva stupita nel vedere stampato il proprio ritratto in meno di un minuto.
Tanti anni dopo, per mettere a frutto questa esperienza, ho fondato AlterCodex srl. Questa è storia, piacevole da ricordare per sapere da dove si è partiti. Oggi la situazione è completamente diversa. C'è una sovrabbondanza di soluzioni, a portata di ogni hobbista. Pare che basti utilizzare una scheda Arduino per fare qualsiasi cosa con pochi soldi. In realtà non è così. Se si progetta per scopi professionali bisogna partire dall'hardware, che deve essere concepito appositamente per lo scopo. Anche il firmware di queste schede non può essere basato su librerie scritte da hobbisti come passatempo, per quanto a volte i risultati siano soprendentemente buoni. Ci vuole una logica di tipo 'lavorativo' perché i prodotti finali finiranno in dispositivi che servono a far lavorare e guadagnare aziende e persone. L'aver iniziato in un'epoca di pionieri mi ha lasciato l'abitudine di voler guardare cosa c'è sotto, di voler sapere in che modo le righe di software vanno a trasformarsi in un'azione dell'hardware. Non mi accontento di sapere che c'è una libreria, e che usando una tal funzione ottengo il tale risultato. Voglio sapere come il software a basso livello ottiene quel risultato. Penso che questo modo di pensare, che secondo qualcuno a volte mi fa apparire un pò strano, sia quello che mi permette di realizzare, o far realizzare dai miei collaboratori, dispositivi affidabili, proprio perché so come fanno a realizzare certe funzioni. Anche oggi che utilizziamo processori che costano pochi euro e che sono più potenti del VAX che avevamo a ingegneria nei primi anni 80, ritengo sia fondamentale utilizzare librerie a basso livello, per non perdere il collegamento con l'hardware.
Con stessa mentalità, nello scambio di informazioni fra schede elettroniche e server in internet, a prescindere dai metodi che utilizziamo, le informazioni vengono gestite in modo efficiente e chiaro, con database strutturati in modo poco complesso, per quanto possibile, cercando di dare al cliente finale la possibilità di capire cosa succede e non dover necessariamente dipendere da noi. Un'altra caratteristica del nostro modo di lavorare e proprio questa: dare completo accesso ad ogni informazione, schemi, sorgenti del software e quant'altro. Il cliente che affronta una spesa lavorando con noi non deve necessariamente continuare, se non vuole. Per quanto possiamo, cerchiamo di dare il miglior servizio, per costruire collaborazioni che durino nel tempo.